La tragedia di Crans-Montana
interrogativi e prevenzione dopo il rogo che ha ucciso decine di giovani. Analisi del socio AIAS Giuseppe Mormile
Un incendio devastante nella notte di Capodanno nel bar “Le Constellation” ha causato decine di morti e centinaia di feriti tra giovani turisti e residenti. Il dramma riporta al centro la questione della sicurezza antincendio nei locali pubblici: normativa, responsabilità e cultura della prevenzione sono al vaglio delle indagini tecniche e giudiziarie. L’analisi dell’ingegnere esperto in sicurezza Giuseppe Mormile
La tragedia di Crans-Montana che ha segnato in modo drammatico la notte di Capodanno, impone non solo il raccoglimento e il cordoglio per le decine di vittime e i numerosi feriti, ma anche una riflessione attenta sulle condizioni di sicurezza nei locali aperti al pubblico.
Che si guardi al fenomeno da genitore, come chi scrive, o da tecnico con anni di esperienza nel settore della prevenzione incendi, resta centrale la domanda su come l'errore umano, le carenze strutturali o la mancata applicazione delle norme possano trasformare una serata di festa in una trappola letale.
Per comprendere meglio cosa può portare a un simile disastro e quali insegnamenti devono derivarne, abbiamo raccolto l'analisi dell'ing. Giuseppe Mormile, ingegnere esperto in sicurezza e antincendio.
Ingegnere Mormile, alla luce dei primi accertamenti sull'incendio avvenuto al locale "Le Constellation" di Crans-Montana, quali sono, dal punto di vista della sicurezza antincendio, gli elementi principali che dovrebbero essere indagati e quali, invece, le prime domande che istituzioni e cittadini dovrebbero porsi di fronte a una tragedia come questa?
Sto seguendo attentamente la tragica vicenda che ha colpito la Svizzera, prima di tutto come genitore di tre figli, poi come professionista antincendio dal 1996, inoltre come componente, da decenni, in varie Commissioni di vigilanza di pubblico spettacolo.
Di certo gli unici che non hanno alcuna colpa sono i ragazzi che frequentavano il locale per divertirsi legittimamente e passare una serata come è giustissimo che facciano, alla loro età, in allegria e spensieratezza.
Alcune immagini mostrano i ragazzi continuare a ballare nonostante il fumo. È corretto, dal punto di vista tecnico, attribuire anche a loro una qualche responsabilità?
Come ho già detto, i ragazzi non hanno alcuna responsabilità per quanto accaduto, nemmeno quando le immagini li ritraggono mentre continuano a ballare nonostante un principio di incendio.
Perché, prima di un incendio vero e proprio esiste sempre un "principio di incendio", determinato da un innesco, seguito da una fase di propagazione che può condurre al cosiddetto flashover, ovvero l'incendio generalizzato e ingovernabile. In questa fase si ha la rapida diffusione di gas, fumo e calore, con la conseguente impossibilità di contenere l'evento. Successivamente bisogna solamente giungere alla fase finale, l'estinzione.
Pertanto, il gestore di qualsiasi attività aperta al pubblico deve garantire l'immediata estinzione di un principio di incendio e, in ogni caso, assicurare che l'esodo venga completato già nelle primissime fasi di innesco e di crescita dell'incendio, adottando tutte le precauzioni necessarie.
Quanto incidono il numero di persone presenti e la disponibilità delle uscite di sicurezza sull'esito di un evento come quello di Crans-Montana?
Ecco, questo è un altro aspetto determinate: la destinazione d'uso del locale. Questo era un bar-ristorante oppure un locale di pubblico spettacolo? La differenza è sostanziale, almeno per quanto riguarda la normativa italiana. Cambiano infatti in modo significativo la resistenza al fuoco dei materiali, la loro reazione al fuoco, il numero e le caratteristiche delle vie di esodo, i sistemi di estinzione (idranti, sprinkler, ecc.) e le caratteristiche degli impianti elettrici ed elettronici.
In Svizzera si parla di strutture "a norma". Ma cosa significa realmente essere "a norma" e quali differenze esistono rispetto alla normativa italiana sui locali di pubblico spettacolo?
In Italia esiste l'obbligo, per qualsiasi tipo di attività aperta al pubblico e/o luogo di lavoro, oltre che valutare il rischio di incendio da cui si determina il grado di rischio, di individuare e formare una squadra di addetti alle emergenze, incluso l'incendio. Ciò non significa che bisogna avere in azienda degli esperti antincendio oppure dei Vigili del Fuoco, ma solamente del personale dipendente idoneamente formato ed addestrato che interviene su un principio di incendio; quindi, i nostri lavoratori sono in grado di intervenire immediatamente.
Si dice che tutto fosse a norma, ma quale norma?
In Svizzera, le principali disposizioni antincendio sono le "Prescrizioni di protezione antincendio", pubblicate dall'Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio (AICAA o VKF) e rese vincolanti su tutto il territorio nazionale tramite l'Autorità intercantonale per gli ostacoli tecnici al commercio (AIOT/IOTH).
In Italia, invece, esistono norme chiare, precise e severe per i locali di pubblico spettacolo, soprattutto a seguito della tragedia del Cinema Statuto di Torino, avvenuta il 13 febbraio 1983. Quando, durante una proiezione pomeridiana scoppiò un incendio in galleria: le fiamme si propagarono rapidamente alle poltrone, agli arredi, ai tendaggi e ai rivestimenti delle pareti. In breve tempo, i gas tossici prodotti dalla combustione dei materiali plastici non lasciarono scampo alle persone. Inoltre, molte uscite di sicurezza risultarono chiuse durante la fuga, aggravando ulteriormente il bilancio: 64 persone persero la vita quel pomeriggio.
Quali sono le responsabilità di chi gestisce un'attività aperta al pubblico in caso di principio di incendio?
Le responsabilità vanno ricercate innanzitutto in chi ha consentito l'accesso a un numero di persone tale da non garantire, in caso di una qualsiasi emergenza un esodo in piena sicurezza. In questi casi, il fattore più grave è il panico. Provate a chiudere gli occhi anche solo per una frazione di secondo mentre camminate: si perde immediatamente l'orientamento. Ritengo che molti di quei ragazzi abbiano perso la vita o sono rimasti feriti a causa dei fumi tossici, dei gas, del soffocamento e dello schiacciamento nel tentativo di raggiungere l'unica uscita disponibile.
Lei sottolinea il ruolo devastante del panico. In che modo la progettazione degli spazi e la segnaletica possono ridurne gli effetti durante un esodo?
Di fronte a tragedie di questo tipo, oltre a esprimere vicinanza alle famiglie, agli amici e ai sopravvissuti che stanno soffrendo, dobbiamo avere il coraggio di denunciare senza esitazioni le situazioni fuori legge. Le istituzioni, il Governo, la scuola, in primis ed ognuno di noi, ha il dovere di trasmettere ai giovani una vera cultura della sicurezza, affinché non sottovalutino i pericoli.
I giovani sono giovani e, come tali, devono pensare principalmente a divertirsi.
Se dovesse riassumere in una sola frase l'insegnamento di questa tragedia, quale sarebbe?
Impossibile riassumere tutto in una sola frase senza fare demagogia. La questione è seria e dobbiamo immediatamente preoccuparci quando ci sentiamo dire "non è mai successo niente". In quel momento dobbiamo alzare la guardia e adottare tutte i mezzi di PREVENZIONE e protezione necessari affinché non succeda davvero "niente". Perché, purtroppo, il tragico evento è sempre dietro l'angolo.
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